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Mobilitazioni che non servono? Lobby e interessi economici sono sempre troppo influenti quando si parla di leggi e politica: Internet la televisione del nuovo millennio. Evviva.
Mobilitazioni che non servono? Lobby e interessi economici sono sempre troppo influenti quando si parla di leggi e politica: Internet la televisione del nuovo millennio. Evviva.
Si chiamava Google Dance.
Una volta accadeva all’improvviso e durava qualche giorno, ora, all’aumentare della capacità di elaborazione, è più un processo continuo e non viene più chiamata così.
All’aggiornamento del database del motore di ricerca i risultati possono subire drastici cambiamenti e chi era ben posizionato per una ricerca, sparisce improvvisamente.
Le cause, comunque, possono essere varie.
Mi era capitato qualche anno fa con il sito delle citazioni ed era durato qualche settimana.
Poco male, essendo un progetto da tempo libero, superata l’arrabbiatura il danno è stato minimo.
In questi giorni sta capitando, invece, con un progetto che seguo per lavoro.
E la cosa è molto meno divertente.
Questo fa riflettere (come è stato già detto e ridetto, lo so) sul potere di Google: quando un sito riceve l’80% e forse di più visite dal motore di ricerca, come può fare senza?
Mi è capitato di osservare un utente medio digitare un indirizzo di un sito che ha trovato su una rivista. Non ha scritto www.chebelsito.it sulla barra degli indirizzi del browser, ma ha scritto chebelsito in Google!
Il nome era sufficientemente particolare da risultare che il primo link era quello giusto, ma con utenti che si approcciano a Internet così… da qui il “dramma” della scorsa settimana: Internet non funzionava più. ;-)
In realtà, a parte i siti creati appositamente per catturare la long-tail delle ricerche, bisognerebbe ripensare la propria presenza in Internet.
Google non si può ignorare e una giusta ottimizzazione aiuta, ma è la fidelizzazione dell’utente, con gli opportuni limiti, come detto prima, deve essere il primo obiettivo.
Certo, difficile quando l’oscillazione delle visite da Google è di diversi ordini di grandezza maggiore di quanto una fidelizzazione possa fare.
Ma sono le sfide più difficili le migliori da vincere, no? ;-)
“ In questo contesto una domanda che mi fa insieme imbestialire e ghignare, che sia a cena o in un sondaggio, è “quanto tempo al giorno dedichi a Internet”. È come chiedere “quanto tempo al giorno usi la corrente elettrica” o meglio ancora “quanto tempo al giorno dedichi alle persone che ami”. La risposta giusta è “tutto il tempo da sveglia”, non perché sia ossessionata da Internet, dalla luce elettrica o da chi amo (forse da chi amo sì), ma perché sono tre attività pervasive che vanno avanti in parallelo a tutto il resto, anche se molto spesso in secondo piano. ”
“ L’1% dei ragazzi intervistati è stato classificato come ‘utente dipendente’ e sono quelli che conoscevano in dettaglio tutti i termini informatici e li usavano anche nelle conversazioni off-line. Il 16% è risultato ‘abusatore’ (e aveva una buona conoscenza dei termini di internet e li usava discretamente anche nel parlare quotidiano), il 28% è risultato ‘a rischio’ (aveva sufficiente conoscenza della terminologia e assiduo uso), il 42% è risultato ‘problematico’ evidenziando cioè i primi problemi legati alla rete (aveva discreta conoscenza dei termini ma scarso uso), il 13% e’ risultato ‘regolare’ (mediocre conoscenza del vocabolario e uso assiduo nelle conversazioni off-line) ”
via Alessandro Longo
Come in tutte le cose la dipendenza esiste (vedi gli esempi di WoW), ma questo sistema di classificazione fa diventare dipendenti solo quelli che conoscono bene gli strumenti che usano. W l’analfabetismo informatico!