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I blog sono qui per rimanere

 A blog may not look sexy and, like all things worthwhile, takes a little time. But if you’re looking at vehicle to serve as a hub of your online networking, there’s nothing better than a blog. 

Kevin O’Keefe

Ne avevo già parlato nel 2009, quando la moda di chiudere
i blog, 
per preferire i social network, stava iniziando…

Le priorità delle leggi

Lo scopo dichiarato di «Ipredator» è aggirare le leggi, soprattutto svedesi e francesi, che rendono più difficile scaricare illegalmente file online e inaspriscono le pene. Non a caso in Svezia i giovani che ricorrono ai servizi che garantiscono l’anonimato sono già il 10 per cento. In qualche modo le forze di sicurezza inglese lo avevano previsto lanciando anche un allarme: rendere più dure le pene per le violazioni del copyright favorisce la pratica di occultare la propria identità sul Web, che con il tempo potrebbe favorire attività socialmente molto più pericolose che scaricare musica o film

dal Corriere della Sera



Ohhh! Incredibile! Ora che hanno scoperto l’acqua calda… ci facciamo un thè?

Goodbye Geocities

La fine di Geocities, in qualche modo, segna pure il passaggio definitivo ad un nuovo concetto di pubblico della Rete: chi si arrabattava con le scritte “under construction” con tanto di GIF animate era un pioniere, che metteva mano al codice e creava strutture con i frame (oggi spariti e deprecati negli standard moderni dell’HTML) in cui infilava le proprie passioni.

[…]

Tutte iniziative, le mailing list e i webring, che oggi la stragrande maggioranza dei navigatori manco sanno cosa sia: non è questione di elitismo o sciovinismo, è la realtà di un Web in cui l’homepage su Geocities è stata sostituta dal proprio profilo su MySpace (autentico erede del ruspante kitsch del suo predecessore) o su Facebook (paragonabile per pervasività, specie nel mercato italiano). Ma sono strumenti diversi, user friendly: sono strumenti recintati, in cui le possibilità degli utenti sono costrette dai limiti imposti dagli sviluppatori della piattaforma. Sono strumenti dove non c’è più spazio per quelle trovate in Javascript che tenevano svegli nottate intere, per trovare il miglior effetto possibile per il mouseover sui tasti che conducono alle diverse parti del sito.

[…]

Oggi su Internet ci sono milioni di persone in più, molti milioni di persone in più di quante ce ne siano mai state nell’era Geocities. Ma sono diverse: sono cittadini della Rete a tutti gli effetti, sono utilizzatori finali di strumenti confezionati per loro da imprenditori della Rete che badano al sodo e al business plan quando si producono nei propri sforzi.

[…]

Internet è cambiata, gli strumenti e gli obiettivi di Internet sono cambiati, chi tira le fila e chi popola Internet è cambiato. Prendiamone atto e salutiamo Geocities: e con lui tutta una fetta di occasioni per una Rete diversa che sarebbe potuta essere, ma che non sarà mai più. E adesso torniamo ad occuparci di trimestrali: che quelle ormai, più che le idee originali, sono il pane quotidiano di chi racconta il Web.

Luca Annunziata su PI: So long Geocities, and thanks for all the space



Un bell’articolo. Da leggere.
Sono passati “solo” alcuni anni, ma sembrano ere geologiche.
Chi in quell’epoca avrebbe previsto tutto questo?

Chi è l’editore su Internet?

Se sei connesso a Internet puoi trasmettere ma anche ricevere. Sei un editore verso il mondo intero. 

Rick Falkvinge

Lo ricordo ancora.
Era questo che mi affascinava e stimolava di più: la potenza del “nuovo” approccio della rete.
Ed era il 1997.

Sulla privacy della mail (e non usate Gmail!)

Not sure what holds companies back from making the change. I’ve heard the arguments, they don’t hold up to reality. Google doesn’t spy on our email and if it’s something really sensitive we can add a password to the document or encrypt the content. I’ve done that exactly once in the last year. Your company email passes unencrypted through dozens of relays, regardless of what email provider you use. Any one of those relays could be copying and storing those messages. So what would make Google any bigger risk than any one of them? 

HangingChad



Non ne ricordo la paternità, ma una volta si diceva: “Non scrivere in una mail quello che non vorresti pubblicato sulla prima pagina di un giornale.”
Chi lo ricorda nell’era dell’Internet delle masse?